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La porchetta d’Abruzzo

Non può mai mancare alle feste e alle sagre di paese. Prodotto a metà tra lo Street Food e il piatto altamente tradizionale, la porchetta d’Abruzzo non ha nulla da invidiare alle colleghe blasonate del Centro Italia.

Le ricette, come sempre accade per i prodotti tradizionali, si differenziano da zona a zona per piccole e particolari scelte di ingredienti e spezie. I punti cardine della preparazione sono l’utilizzo di carni di un maiale adulto ma giovane, che pesi attorno al quintale, e la cottura a legna, seguita da un consumo rapido dell’arrosto.

Ogni maestro porchettaro poi mantiene il segreto sulla percentuale di spezie (per lo più sale, pepe, aglio e rosmarino) che utilizza per aromatizzare le carni del maiale.

Ne risulta che mentre i sapori della porchetta teatina, teramana e pescarese si somigliano molto, quella del basso chetino ha la particolare aggiunta di mandorle all’impasto, che donano alla carne una dolcezza e un’aromaticità non comuni.

A scrivere la storia di questo prodotto pare sia Campli, in provincia di Teramo, dove sembra si prepari la porchetta già dal decimo secolo avanti Cristo, stando ai resti di maiale ritrovati nella zona.

Il consumo di porchetta un po’ ovunque era così diffuso che nel 1575 la regina d’Austria, Margherita, per evitare contraffazioni, emanò una legge che si può definire il primo disciplinare per la preparazione di questo prodotto. Inoltre venivano date indicazioni anche sull’allevamento dei maiali, che dovevano essere portati al pascolo e non lasciati a girovagare per le strade o in mangiatoia.

Da quegli anni ad oggi nel piccolo paese ogni agosto si festeggia questo eccellente prodotto con una sagra storica, durante la quale nel 2009 si preparò anche la porchetta più grande del mondo, che è entrata addirittura nel Guinness dei primati.