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Come sarà il cibo del futuro?

Cosa mangeremo nel futuro? Quali saranno gli alimenti che troveremo sulle nostre tavole tra qualche anno?

Senza necessità di affidarci ad aruspici ed indovini, e senza pensare ad avveniristiche ipotesi di fantascienza con piatti riempiti solo da pillole e polverine, proviamo ad ipotizzarlo sulla base di una ricerca effettuata dall’Università Bocconi, partendo dall’analisi dell’andamento e delle scelte di piccole e grandi imprese del mondo del food&beverage.

Secondo queste tendenze, nei prossimi anni il cibo che troveremo nei banchi della grande distribuzione sarà sempre più semplice da preparare, e già pronto per ogni occasione. Già oggi troviamo verdure già tagliate e porzionate, confezionate per i vari momenti della giornata, o spuntini indicati per merenda, aperitivo o colazione, per i quali basta aprire una busta e sedersi a tavola.

Si tratterà di cibo frutto di processi produttivi anche lunghi, come lunghe stagionature, ma dal momento della produzione all’arrivo sul mercato passerà pochissimo tempo. Per esempio i formaggi molto stagionati, una volta pronti per essere consumati saranno immessi nel mercato immediatamente. Allo stesso modo tecnologie avanzate, come quella delle cialde compostabili, una volta messe a punto passeranno alla produzione nel giro di pochi mesi, per cercare di far fronte ad un mercato sempre più competitivo.

Le aziende saranno sempre più focalizzate su un target e su un bisogno singolo del consumatore: nasceranno e si svilupperanno aziende singole che producano prodotti specifici, come per vegani, per celiaci, per intolleranti… e ci saranno sempre meno versioni duplici dello stesso prodotto .

Verrà data sempre più attenzione alla filiera dei prodotti, con agricoltori, allevatori e produttori sempre più attenti a ricercare l’eccellenza dei propri prodotti, fin dalle origini. Questo sforzo sarà attentamente comunicato al consumatore finale, con campagne basate proprio a far trasparire la qualità del prodotto a partire dalla sua nascita, collegando soprattutto il concetto di qualità a quello di naturalità.

Il punto centrale di tutto questo cambiamento è però che il consumatore diventerà attore della stessa filiera produttiva: verrà interpellato sempre più spesso, grazie all’avvicinamento tra persone e azienda reso possibile dal mondo digitale, e in base alle esigenze che via via nasceranno, si svilupperanno nuovi prodotti, nuove idee e nuove strategie.

Questi in sintesi i punti dell’analisi svolta da Guia Pirotti, docente Bocconi, nella sua analisi, che conclude che le aziende più vincenti sono e saranno proprio quelle in grado di aggiungere un forte contenuto di servizio ai loro prodotti.