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Aprire un ristorante: quali costi burocratici?

 

Da quando sono state messe al bando le licenze, aprire un proprio locale sembrerebbe essere solo una questione di semplice scelta personale, libera dai vincolo burocratici.

E purtroppo non è così.

In primo luogo bisogna stabilire, in base al tipo di attività ristorativa che si ha in mente di offrire, se si preferisce restare in centro città o spostarsi verso l’hinterland .

La scelta non è da sottovalutare, anche in termini di costi, perché le cifre richieste per un locale cittadino possono essere pari anche al doppio di quelle che si ritrovano spostandosi di qualche chilometro fuori dal centro.

La seconda valutazione da fare è se sia più conveniente aprire un locale partendo dalla base, o se non sia meglio rilevarne uno già avviato: in questo secondo caso sicuramente si risparmierà tempo e magari anche denaro, se le strutture portanti del negozio sono già in ordine ( canna fumaria, bagni), ma non bisogna sottovalutare il motivo per cui l’attività viene ceduta: con il decadere dell’obbligo di licenza infatti, è molto aumentata anche la concorrenza.

Una volta stabilite location e stile del vostro locale si passa alla parte burocratica vera e propria.

Per prima cosa, banale a dirsi, ma non scontato, sarà necessario avviare le pratiche per l’apertura della vostra partita iva.

Vi servirà poi iscrivere a INPS e INAIL eventuali dipendenti che avrete già scelto per lavorare con voi, anche se sono familiari.

Allo stesso modo servirà individuare una banca e aprire un conto corrente e tutto il necessario per avviare la nuova attività.

Una volta fatto questo, si può passare alla parte che riguarda la struttura scelta: bisognerà innanzitutto individuare i lavori necessari per l’avvio dell’attività, e comunicare con una SCIA e con la richiesta delle concessioni edilizie al proprio comune quali modifiche si è intenzionati a fare.

Nel momento di comunicazione di avvio attività sarà necessario anche indicare a propria garanzia di moralità e competenza, quali corsi e certificati attestino la possibilità di effettuare questo lavoro: corsi scolastici, haccp, corso di somministrazione bevande… tutte certificazioni che bisogna aver realmente conseguito prima di mettersi in opera.

Occorre poi iscriversi al REC, il registro degli esercenti del commercio, o almeno verificare che nel proprio comune questa iscrizione sia ancora richiesta: una legge piuttosto recente ha abolito la necessità di farlo, ma non tutte le amministrazioni si sono ancora allineate.

Una volta pronti a partire sarà necessario richiedere gli ultimi permessi all’Asl di competenza, che certificherà che i lavori abbiano reso i locali a norma, e darà il consenso all’avvio della somministrazione bevande.

Dal comune di potrà ottenere il permesso all’esposizione dell’insegna, mentre sarà l’Agenzia delle Entrate a dare l’ok per la somministrazione di alcolici e superalcolici.

La SIAE vi permetterà di trasmettere musica e trasmissioni televisive dietro pagamento dei giusti dazi…e sarete finalmente pronti ad aprire i battenti!

Come si vede la via burocratica, per quanto semplificata negli ultimi anni, può presentarsi ancora come un percorso ad ostacoli. Il consiglio è di affidarsi, se si è poco esperti e poco pazienti, ad un consulente che possa sostenervi nel percorso.